Costellazioni Familiari di LiberAzione

Per il loro svolgimento procediamo con le tecniche già attuate delle Costellazioni Familiari Armoniche (vedi sezione precedente) cambiando i ruoli dei vari rappresentanti e ponendo in questa sessione la massima attenzione sull’ego ombra o insano, sul Corpo del Dolore, sui propri genitori interiori, sul nostro bambino nel panico e sulla relazione sana. Ora, in queste poche righe, proviamo a fornire alcuni spunti ma la parte più semplice è quella che si comprende con la pura  partecipazione.  

CHE COS’È IL “CORPO DI DOLORE“?

La locuzione “Corpo di dolore” è stata ben spiegata da Eckhart Tolle (per chi è interessato ad approfondire il libro è “Un nuovo mondo”). E’ quella parte di noi che non vogliamo vedere, che sta oltre la nostra ombra. E’un’entità che lavora sotto nell’inconscio creando grande sofferenza.

Si alimenta grazie alla voce nella testa, involontaria inconscia e ripetitiva, che richiama pensieri, emozioni, esperienze o possibilità negative che vanno ad incrementare ciò che in noi si nutre di negatività: il Corpo di dolore appunto. Nella maggior parte delle persone il corpo di dolore è per lo più inconscio.

E’ qualcosa dove ognuno si sente quasi ciclicamente invaso, in modo più o meno intenso: pensieri, emozioni, quindi dolori o malattie nel corpo e realtà stretta, periodicamente insoddisfacente e nella quale non troviamo un senso profondo.

Per sanare il nostro Corpo di dolore e modificare la nostra realtà non si può che guarire e cambiare i pensieri e le emozioni negative che lo compongono, riconoscendo così che non siamo “noi”. Neanche l’ego gestisce il corpo di dolore ed il nostro sé autentico può riconoscerlo nel momento in cui smette di immedesimarsi in esso.

Volere migliorare l’esterno, la realtà o il corpo, senza cambiare l’interno, riconoscendo e liberandosi dal proprio corpo di dolore, è come ambire a modificare la nostra immagine allo specchio restando gli stessi…

Ciò che smaschera e scioglie il Corpo di dolore è la nostra piena e consapevole presenza, il Qui e Ora, che ci disarma e ci libera da tutto ciò che non siamo (il corpo di dolore) evitando quindi di sprofondare nel dolore possedendoci inconsapevolmente.

IL “CORPO DEL DOLORE”

Il corpo del dolore emozionale ha due modalità di essere : latente ed attivo.

Può essere in uno stato latente per il 90 % del tempo. Tuttavia, in una persona profondamente infelice, può essere attivo fino al 100% del tempo.

Alcune persone vivono quasi completamente nel loro corpo di dolore, mentre altre possono sperimentarlo solamente in certe situazioni, come nelle relazioni intime, oppure in avvenimenti legati all’abbandono o perdite del passato, ferite emozionali o fisiche e così via.

Qualunque cosa può risvegliarlo, specialmente se risuona con uno schema di sofferenza del proprio passato. Quando è pronto per risvegliarsi dal suo stato latente, perfino un pensiero o un’ innocente osservazione fatta da qualcuno che vi è vicino lo può attivare.

Il corpo di dolore per darvi un altro punto di vista è un campo energetico, quasi come un’ entità, che si è temporaneamente installata nel vostro spazio interiore. È energia vitale rimasta intrappolata senza più fluire. Ovviamente il corpo di dolore è lì perché sono accadute in passato determinate circostanze. È il passato che torna a vivere e nel momento in cui ci identifichiamo con esso, noi diventiamo il passato.

L’identità di vittima è credere che il passato è più potente del presente, che è l’opposto della verità. È il credere che altre persone, e ciò che ci hanno fatto, siano responsabili per chi voi siete ora, per la vostra sofferenza emozionale, o per la vostra incapacità di essere chi siete veramente.

In ogni momento mantenere la Presenza in noi stessi, in particolare osservare il nostro stato interiore.

Se vi è rabbia sappiamo che c’è rabbia. Se vi è gelosia, difesa, impulso a litigare, bisogno di aver ragione, un bambino interiore che esige amore ed attenzione, o dolore emozionale di qualunque tipo; qualunque cosa sia, riconosciamo la realtà di momento e manteniamo l’attenzione ad uno stato elevato e consapevole.

La relazione di coppia può diventare la nostra nuova pratica spirituale.

Se osserviamo un comportamento inconsapevole nel partner, manteniamo quel comportamento nell’abbraccio affettuoso del nostro sapere, in modo da non reagire.

Inconsapevolezza e sapere non possono coesistere a lungo, nemmeno se il sapere è soltanto nell’altra persona e non in quella che sta agendo nell’inconsapevolezza. La forma energetica che sta dietro all’ostilità e all’attacco trova assolutamente intollerabile la presenza dell’amore. Se reagiamo in qualunque modo all’ inconsapevolezza del nostro partner, diventiamo anche noi inconsapevoli. Ma se invece ci ricordiamo che noi non siamo la nostra reazione allora nulla è perduto.

Mai prima d’ora le relazioni sono state così problematiche e conflittuali come lo sono oggi. Come probabilmente si può notare, le relazioni non sono fatte per renderci felici o per completarci. Se continuiamo a cercare la salvezza nelle relazioni, ne rimarremo delusi ancora e sempre. Ma se accettiamo che la relazione sia nata per renderci consapevoli invece che felici, allora ci offrirà la realizzazione e la salvezza allineando noi stessi con la consapevolezza più alta che la relazione vuole venire alla luce in questo mondo. Invece per coloro che rimangono afferrati ai vecchi schemi, ci sarà un aumento di sofferenza, di violenza, di confusione e di follia.

Quante persone ci vogliono per trasformare la nostra vita in pratica spirituale ?

Non importa se il partner non vuole collaborare. L’essere sani, la consapevolezza, possono venire al mondo solo attraverso di noi. Non dobbiamo aspettare che il mondo rinsavisca, o che qualcun altro diventi consapevole, prima di potere essere illuminati, potremmo aspettare l’infinito … il nulla .

Non accusiamoci reciprocamente di essere inconsapevoli. Quando la persona amata si comporta in maniera inconsapevole, rinunciamo ad ogni giudizio. Il giudizio significa confondere il comportamento inconsapevole di qualcuno con chi veramente è, o proiettare la vostra propria inconsapevolezza sull’ altra persona e scambiare ciò per quello che lei è veramente.

Nel momento in cui cominciamo a litigare, ci siamo identificati con una posizione mentale e quindi difendiamo non soltanto tale posizione ma anche il nostro senso del sé. L’ ego insano è al potere? Oppure è entrato Direttamente il nostro Corpo del Dolore? Siamo diventati inconsapevoli? A volte può essere opportuno sottolineare certi aspetti del comportamento della persona amata. Se siamo molto vigili, molto presenti, possiamo farlo senza coinvolgimento dell’ego, senza biasimare, accusare o far sentire l’altra persona sbagliata. Rinunciare al giudizio non significa che non riconosciamo la disfunzione.

NON CERCARE LA PACE

“Non cercate nessun altro stato che quello nel quale siete ora, altrimenti metterete in piedi un conflitto interiore ed una resistenza inconscia.

Perdonate voi stessi per non essere in pace. Il momento in cui accettate completamente il vostro non essere in pace, la vostra non pace viene trasmutata in pace. Qualunque cosa accettiate completamente vi porterà lì, vi porterà nella pace. Questo è il miracolo dell’ arrendersi. Quando accettate ciò che è, ogni momento è il miglior momento. Questa è l’illuminazione.

Quando avete eliminato i due fattori che distruggono le relazioni, quando cioè il corpo di dolore è stato trasmutato e voi non vi identificate più con la mente e con le posizioni mentali, e se il partner ha fatto la stessa cosa, avrete esperienza della beatitudine del fiorire della relazione. Invece di riflettervi reciprocamente il dolore e l’inconsapevolezza, invece di soddisfare le esigenze dell’ ego reciprocamente dipendenti, vi rifletterete l’un l’altro l’amore che provate in profondità dentro di voi, l’amore che accompagna la realizzazione dell’unione con tutto ciò che è. Questo è l’amore che non ha contrario. La felicità che ha origine da cause secondarie, non è mai molto profonda. È solamente un pallido riflesso della gioia dell’Essere, della pace vibrante che trovate in voi, quando entrate in uno stato di non resistenza.”

Tratto dal Libro “Il Potere di Adesso” di Eckhart Tolle.

 

ROMPERE L’IDENTIFICAZIONE CON IL CORPO DI DOLORE

… Quando diventiamo i testimoni o gli osservatori del corpo di dolore, quest’ultimo non può più usarci fingendo di essere noi stessi… non può più nutrirsi grazie a noi.

Così abbiamo trovato la vostra forza interiore più profonda.

Alcuni corpi di dolore sono pestiferi ma relativamente innocui, per esempio come un bambino che non vuol smettere di piagnucolare.

Altri sono mostri dannosi e distruttivi, veri demoni.

Alcuni sono fisicamente violenti; molti altri sono emotivamente violenti.

Qualche corpo di dolore attaccherà le persone intorno o vicino a noi, mentre altri attaccheranno noi.

Allora i pensieri ed i sentimenti che abbiamo sulla vita diventano profondamente negativi ed autodistruttivi.

Malattie ed incidenti vengono spesso creati in questo modo. Alcuni corpi di dolore trascinano i loro ospiti al suicidio.

STIAMO ATTENTI ALL’APPARIRE IN NOI OGNI SEGNO DI INFELICITÀ, in una qualunque forma: può trattarsi del risveglio del corpo di dolore. Può prendere la forma d’irritazione, impazienza, uno stato d’animo oscuro, un desiderio di ferire, rabbia, furia, depressione, un bisogno di avere un po’ di dramma nella vostra relazione, e così via.

Afferriamolo nel momento in cui si risveglia dal suo stato latente

Il corpo di dolore vuole sopravvivere, proprio come qualunque altra entità esistente.

 

L’OMBRA L’EGO

“Ognuno di noi è seguito da un’ombra. Meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo tanto più è nera e densa”. (Carl Gustav Jung)

Questa frase descrive il lato oscuro della vita cosciente dell’uomo.

Siamo soliti utilizzare numerosissime metafore per riferirci al nostro lato più oscuro, come scoprire il nostro demone, la notte oscura dell’anima, lottare contro il diavolo, alter ego, ombra, ecc. Noi preferiamo definirla come “il grande carico che ci portiamo dietro”.

Un carico invisibile che ci accompagna durante tutta la vita e che cominciamo a trainare fin da piccoli, tutte quelle sfaccettature della nostra personalità che non piacciono a chi ci sta intorno e che esercitano un’influenza sulle nostre vite.

L’ombra di ognuno di noi si sviluppa durante l’infanzia in modo naturale, come il nostro ego, iniziando entrambi dalla stessa esperienza vitale.

Da una parte, ci identifichiamo con alcune caratteristiche ideali della nostra personalità, come possono essere la simpatia o la buona educazione, mentre dall’altra, facciamo emergere quelle qualità che non si adeguano alla nostra immagine ideale, come l’egoismo e l’invidia, le frustrazioni o le esperienze dolorose.

E quanto più sarà pieno il nostro carico, più cose ci trascineremo dietro, meno energie avremo ogni giorno, mentre molte più energie avrà esso.

Capiterà un giorno in cui decideremo di aprirlo, e tutto ciò che si è depositato al suo interno verrà fuori, come un’ombra astiosa; quando ci negheremo di accettare questa parte della nostra personalità, questa diventerà sempre più ostile, sottomettendoci in qualche modo, come se avesse organizzato un tumulto contro di noi.

Ciò che non affrontiamo finisce per sorprenderci sgradevolmente in qualche momento.

Così, l’ombra può essere intesa come l’insieme di quelle qualità che non accettiamo di noi stessi. Quelle che quando ci guardiamo allo specchio non si vedono nel nostro riflesso, perché vediamo solo quello che vogliamo vedere. Ed incontrare l’ombra, implica un confronto con se stessi.

E anche se i sentimenti e le capacità dell’ombra alimentano il potere occulto della natura umana, non sono tutti negativi. Perché l’ombra non alberga solo attaccamenti emotivi, parti infantili o sintomi nevrotici, ma anche attitudini e talenti che le persone non sono arrivate a sviluppare. La nostra ombra personale ha capacità e qualità potenziali che non si sono manifestate; costituisce una parte dell’inconscio che completa il nostro ego e che rappresenta le parti che la nostra personalità cosciente non desidera e rifiuta, dimenticandoli o sotterrandoli nei meandri della nostra mente, per ritrovarli più avanti, quando ci confrontiamo con gli altri.

Tuttavia, non possiamo percepire l’ombra in modo diretto, perché sfugge alla luce della coscienza e si manifesta solo al di fuori di noi, ovvero attraversi gli altri, alle loro caratteristiche ed azioni.

Se siamo coscienti possiamo percepirla, ad esempio quando ammiriamo o rifiutiamo in modo sproporzionato la qualità di una persona, come la pigrizia o la sensualità, e probabilmente ci proietteremo in quella persona, con l’intenzione di liberarci o sotterrare questa caratteristica alla nostra ombra.

Per scoprire alcune peculiarità della nostra ombra dobbiamo esaminare i rischi e/o gli atteggiamenti che ci infastidiscono o che non ci piacciono negli altri e capire in che modo ci interessano. Ovvero, recuperare la nostra ombra implica affrontare ed integrare i suoi contenuti in un’immagine più globale e completa di noi stessi, lasciando da parte la nostra rigidità e le nostre paure. Processo che si verifica solitamente quando vediamo la nostra vita ferma e quando perdiamo l’interesse e il senso della stessa.

Ogni cultura e anche ogni famiglia, determina a modo suo ciò che corrisponde all’ego ed all’ombra, in relazione ai membri del suo sistema. Alcune permetteranno l’espressione dell’ira, dell’aggressività, della sessualità o delle emozioni intense, mentre altre no.

Così, il nostro carico cresce; come quello della nostra famiglia, della nostra cultura e della nostra società, soprattutto durante i prima vent’anni della nostra vita, e il restante tempo, lo passiamo a cercare di liberarcene…

Lavorare con la nostra ombra è un processo volontario e cosciente tramite il quale iniziamo consapevolmente a guarire tutto quello che avevamo ignorato o represso. Ci permetterà di risolvere i nostri problemi nelle relazioni, facendo luce nell’oscurità e penetrando nel nostro io interiore, integrandolo.

Quando accettiamo le nostre sfaccettature più crudeli, approfondiamo allo stesso tempo i nostri aspetti più positivi.

La riconciliazione con i nostri diavoli, demoni o nemici interiori non li elimina, ma cambia la relazione che avremo con questi, poiché questa diventerà molto più umana e percorrerà il cammino dell’umiltà. Possiamo farlo tramite la terapia o anche grazie all’arte.

Quando la nostra forza scopre la propria vulnerabilità e ci rendiamo conto che non siamo composti solo da luce, ma anche dall’ombra; quando smetteremo di credere che la responsabilità di tutti i mali non dipende da noi, quando prenderemo coscienza che la capacità di fare del male alberga in qualche modo dentro di noi, potremo fare pace con la nostra ombra e navigare lontano dalle avversità e dalle fatalità.

Perché quando riusciamo a mantenere una relazione corretta con l’ombra, il nostro inconscio smette di essere pericoloso; lo diceva anche C. G. Jungl’ombra diventa pericolosa solo quando non gli prestiamo la dovuta attenzione”.

Bibliografia utilizzata: Connie Zweig. (1991). Encuentro con la sombra. El poder del lado oculto de la naturaleza humana. Barcellona: Edite Kairós.

 

ANIMA ed EGO

L’ Anima è il presente che butta lo sguardo al futuro, dove noi stiamo andando (ben diverso dal dove pensiamo di andare frutto dell’Ego) . Come dice la parola stessa, è il nucleo centrale del nostro essere, ciò che noi, nel più profondo, siamo veramente: non solo esseri sociali intelligenti, guidati anche dall’istinto di competere ma esseri che, grazie alla cultura, alla parola, al pensiero, alla creatività, stanno modificando se stessi verso forme più evolute.

L’Ego strumento dell’anima animale “es” (il corpo, l’istinto, i retaggi familiari) riguarda il passato: è il nucleo della vecchia personalità, che ci fa sentire separati, impauriti, bisognosi, naturalmente in eterno conflitto e in lotta.

L’Ego per sentirsi al sicuro ha bisogno di dominare: con la forza fisica, con parole, con ricatti, la falsità, la manipolazione, la doppiezza, le ideologie, i dogmi. Qualunque cosa può essere utilizzata a questo scopo. Quando l’Ego insano si mette a parlare di amore, spiritualità, bontà, generosità, giustizia, è solo una facciata: ciò che cerca è il potere di cui ha bisogno. Ha bisogno in primo luogo di darsi ragione e di vedersi riconosciute le sue ragioni, anche a costo di combattere.

L’Ego non conosce il dialogo costruttivo, l’aprirsi a pensieri e punti di vista diversi dai suoi è pura utopia, perché li considera pericolosi per la sua sopravvivenza. Finché non convince l’interlocutore delle sue ragioni, non si dà pace.

Come l’Anima, anche l’Ego abita dentro ciascuno di noi. Abituarsi ad operare le distinzioni nella vita quotidiana, è la pratica di consapevolezza più potente che si possa augurare ad ogni essere, in grado di portarsi alla pace interiore.

Essa consente di vedere in profondità e di provare compassione, anziché rabbia e tensione distruttiva , nei confronti dei fenomeni egoici. Occorre imparare a riconoscere le pratiche egoiche che utilizziamo nella vita di tutti i giorni, non solo con le persone estranee, ma soprattutto nei confronti di noi stessi e delle persone che diciamo di amare ma poi non le ascoltiamo , le giudichiamo, le critichiamo, le guardiamo con diffidenza. Pratiche che conducono tutte al medesimo risultato: alimentare la sofferenza ed il corpo del dolore. Ovviamente, per funzionare, occorre grande pratica di osservazione del se: consapevolezza, come insegna la psicologia buddista, che è lo strumento indispensabile per liberarsi dalla tirannia dell’Ego Insano e dalla sofferenza che ne deriva.