Costellazioni Armoniche

Costellazioni Familiari Armoniche

A COSA SERVONO

Molti avvenimenti accidentali quali incidenti, malattie, eventi traumatici, spesso si ripetono ciclicamente ed incessantemente attraverso le generazioni senza che apparentemente si possa fare nulla per arrestare questo destino che involontariamente ed inconsciamente ereditiamo. E’ quella che è stata chiamata, dagli psicologi transgenerazionali, la “sindrome degli antenati”. A nulla valgono atti di rottura o di separazione dal nucleo famigliare originario in quanto tali fenomeni ripetitivi, se non risolti alla radice, ci possono seguire ovunque noi siamo e ripetersi in ogni istante attraverso le generazioni future.

Non resta che affrontare la nostra eredità genealogica alla radice del nostro albero per identificarne l’origine e per potersi definitivamente spogliare dei codici educativi, delle inibizioni, degli eventi sincronici e ripetitivi, dei miti e delle costruzioni emozionali che si sono radicati progressivamente nella memoria della propria stirpe e trasmessi generazione dopo generazione, in sostanza liberarsi da un destino non nostro.

La ricorsività delle strutture genealogiche, identificabili attraverso eventi sincronici apparentemente casuali o coincidenze di nomi e situazioni accidentalmente lontane nel tempo ma vicinissime nella loro rappresentazione simbolica, tradisce drammaticamente questo ripetersi morboso, quasi ossessivo di impulsi soppressi, vincoli e divieti trasmessi da padre in figlio. Codici di condotta mai codificati ma sottintesi perché ormai iscritti nel DNA famigliare, mestieri che si impongono e poi si ereditano, malattie che si ripresentano nella loro drammatica evidenza in una sorta di balletto sincronizzato in cui tutti ruotano a suon di musica e noi siamo inconsapevolmente parte dell’orchestra.

Questa presa di coscienza si può compiere attraverso un lavoro a cuore aperto con i nostri modelli ancestrali, partendo in primis dai nostri genitori e nonni, e riconoscendo i talenti che grazie a loro sono arrivati a noi attraverso il nostro albero genealogico, primo tra tutti il dono più grande: la VITA.

Tramite le Costellazioni Armoniche ed altre pratiche preparatorie il partecipante incontrerà l’Anima dei propri Antenati, colei che aprirà le porte per poter incontrare i propri avi e che permetterà di portare alla luce della Coscienza eventuali conflitti rimasti irrisolti. Da qui si procederà verso la loro soluzione e finalmente ci si potrà riappropriare del proprio destino.

Costellazioni Armoniche

Usando l’utile e prezioso insegnamento di Bert Hellingher nel suo metodo “Costellazioni Familiari e Sistemiche”Franco Marsili ha apportato integrazioni e mutamenti trasformandole in “Costellazioni Armoniche“. Il cambiamento più evidente risiede nel rappresentare “il cliente”, e non solo, con almeno quattro persone che evidenziano rispettivamente l’Anima Animale, l’Anima Umana (maschile e femminile) e lo Spirito Guida, per portare la persona ad armonizzarsi nella sua totale interezza.

Anima Animale e l’Es

L’Anima Animale è creata al momento del concepimento, dal campo elettromagnetico dello spermatozoo e dell’ovulo. Da questa unione si forma una sola essenza che unisce le informazioni istintive paterne e materne quali: la ricerca del cibo, il sesso, ed il territorio (materia), indispensabili per la sopravvivenza del corpo fisico.

Possiamo considerare il feto come un animale senza la consapevolezza umana. L’energia Vitale fa anche da collante tra l’anima umana ed il corpo fisico oltre ad offrire protezione nei confronti dei cambiamenti climatici, energetici e dall’influenza spirituale esterna.

L’anima animale è sottoposta alla legge della polarità.

Questi poli si formano nel momento del concepimento: lo spermatozoo dà origine al polo maschile e l’ovulo a quello femminile. I due poli vengono nutriti dall’amore dei genitori nei primi 20 anni di vita, dal cibo e dall’aria; il padre nutre il polo maschile (pube per i maschi, seno per le femmine) e la madre il polo femminile (torace per i maschi e pube per le femmine).

L’Anima Animale è inoltre nutrita dall’energia proveniente dai polmoni.

Quando questa energia è disturbata, sviluppa un’eccessiva sensibilità di quest’anima rispetto al conflitto di abbandono colpendo direttamente i polmoni. Di conseguenza l’essere umano è incapace ad apprezzare i risultati e ad accettare la perdita di persone care, la tristezza si prolunga con difficoltà a risolversi fino al punto che la persona avverte costantemente un senso di perdita.

Quando, invece, l’energia dei polmoni è equilibrata la persona è emozionalmente flessibile e reattiva riprende la sua integrità e ha chiarezza. Paure, insicurezze, preoccupazioni, aggressività e sofferenza sono proprie dell’Anima Animale allo scopo di ottenere un territorio, del cibo e sesso per assicurare la continuità della specie. Giustizia e bellezza sono i due aspetti della virtù dell’Anima Animale la quale, se in equilibrio sa essere ragionevole e giusta, se disturbata può essere dura, con assenza di emozioni e reazioni selvagge ed isteriche fino a sentirsi braccata. La bellezza invece è la capacità di godere della perfezione, dell’ispirazione e della completezza dei singoli momenti. 

Anima Umana l’io

E’ presente esclusivamente negli esseri umani conferendo consapevolezza, coscienza e conoscenza. Deriva dalla Luce del quale sono costituiti gli Angeli. Tali Esseri di Luce, incarnandosi, abbassano la loro vibrazione e si allontanano dalla loro origine Angelica dando vita  quindi, all’Anima Umana. L’influenza della bassa frequenza dell’Anima Animale da luogo a questa caduta di vibrazione. Con le sue prove, la Vita è il processo indispensabile per innalzare la frequenza energetica dell’Anima e riportarla alla sua origine: la Luce.

L’Anima Umana raggiunge generalmente il corpo fisico durante il parto stesso, quando avviene la prima inspirazione (in-spirit). L’Anima Umana è la scintilla divina derivante dalla Luce che conferisce consapevolezza, coscienza e conoscenza ed ha la funzione di mediare tra le due opposte sfere la libido dell’Es e il rigore del Super-io (l’io o Ego nella Psiche).

L’Anima Umana è l’autoconsapevolezza, ci rende coscienti delle nostre esperienze e riflessioni, della propria autenticità, dello scopo e del valore della Vita. Ci permette lo sviluppo delle sfere creative, etiche, di comprensione e di riflessione sulle proprie intenzioni; la capacità quindi dell’Essere Umano di essere creatore e guardiano e di creare il proprio destino. L’io non è necessariamente positivo dal punto di vista spirituale e morale, poiché determina la bontà, ma anche il suo contrario. L’io è un processo di consapevolezza che attraversa continue prove ed esami permettendo di orientare la persona verso il proprio cammino mentre la malattia lo allontana.

Tre sono le funzioni governate dall’io: la Coscienza, la Volontà e la Faccia. La Coscienza serve a decidere quali sono le cose possibili e quelle concepibili. La Volontà è governata da due forze: quella superficiale o maschile per l’autodeterminazione, quella femminile fa muovere verso uno scopo. I disturbi della volontà maschile possono portare ad una paura paralizzante, mentre i disturbi di quella femminile portano all’agitazione ed alla fuga dalle situazioni. La Faccia è la parte più evidente che mostriamo agli altri, quindi alla socievolezza; in caso di squilibrio la persona si vergognerà, arrossirà e non sarà capace di guardare negli occhi le altre persone, si manifesterà con sintomi quali la sudorazione, l’ansia e le palpitazioni.

Spirito Guida ed il Super-Io

Nella mitologia Romana il Genio è uno spirito benevolo per le sorti del singolo individuo.

Nel tentativo di chiarirne la natura e la sua origine gli  sono state date altre definizioni, quali: principio vitale, angelo custode, ecc…. Il Genio per gli antichi romani era ritenuto uno spirito buono, una specie di Angelo Custode che affianca l’individuo dalla sua nascita e lo accompagna durante la sua esistenza, lo illumina e ne dirige le azioni.

Nell’ambito del mondo islamico ed ebraico, i Geni vengono chiamati Jinn, (Shedim in Ebraico) sono considerati esseri che, in una ipotetica scala gerarchica, si trovano a metà strada tra gli Uomini e gli Angeli; sono spiriti buoni o cattivi che interagiscono con gli esseri umani sul piano materiale.  Spesso sono associati ai demoni e prediligono posti desolati o sporchi, mentre altri Geni di natura diversa, sono considerati fedeli, credenti e timorosi della presenza di Dio.

Si manifestano nella Psiche come il Super-Io che ha la capacità di distinguere il Bene dal male. Lo Spirito Guida raggiunge l’individuo solo nel momento dell’attribuzione del nome che insieme a quello della madre determinano il tipo di Spirito Guida che si affianca alla persona e la segue nelle diverse fasi della Vita. Questa parte si trova normalmente fuori dal corpo, ma può entrare e possederlo durante i momenti di sonnambulismo, di ipnosi, o durante la dissociazione psicologica (la fuoriuscita dell’Anima Umana per evitare la sofferenza). Questa figura è ben conosciuta nella medicina cinese, indiana e dalle religioni Mussulmana ed Ebraica ma viene trascurata da noi occidentali.

Dall’interazione fra lo Spirito Guida e il cervello si manifesta il Super-Io con le sue funzioni: intuizione, creatività e senso morale.  

Il Fine ultimo di questo nuovo metodo è quello di divenire i protagonisti veri delle proprie scelte in Armonia con se stessi .

ANGELICHE


Perché anche Angeliche

L’aiuto del Cielo in queste costellazioni attraverso i nostri eterni compagni di Viaggio: gli Angeli di Luce.

Nelle “Costellazioni Armoniche Angeliche e Archetipe” tutti i morti e gli aborti che vengono interpretati che non sono ancora in Pace vengono, accompagnati nella Luce e L’Energia finale del Sistema trattato e della giornata di Seminario rimane di una leggerezza meravigliosa.

La classificazione moderna

Gli angeli di Luce del Corano non differiscono da quelli dell’Ebraismo e del Cristianesimo, mentre i jinn (Geni e/o Spiriti Guida), hanno una funzione ambigua, dividendosi in un gruppo maggioritario più o meno nettamente ostile all’uomo (usati anche per colpirci con atti magici) e in un gruppo minoritario a lui benevolo, capace di proteggere luoghi e persone.

Le Gerarchie Angeliche vengono suddivise nei seguenti Nove grandi gruppi:

1) Serafini: quelli dell’ordine più alto, sono raffigurati con sei ali e circondano il trono di Dio cantando senza posa Santo, Santo, Santo. Sono Angeli fatti di amore, luce e fuoco.

2) Cherubini (Tori alati): guardiani delle stelle fisse, custodi delle memorie celesti e dell’Arca dell’Alleanza. Sono i dispensatori della sapienza. Prima della caduta il loro capo era Satana.

3) Troni (Il Verbo Manifesto): coloro che ci portano la giustizia di Dio. Talvolta chiamati ruote, nella Kabbalah ebraica vengono definiti Carri trionfali o Merkabah.

4) Principati: sono i Prìncipi archetipici, proteggono le religioni.

5) Potestà: iniziano l’Uomo ai Grandi Misteri. Sono gli elementi costitutivi della Mente superiore dell’uomo.

6) Virtù: sono la Natura nella sua più alta espressione, dispensano grazia e valore.

7) Dominazioni (Signorie): regolano le mansioni Angeliche, sono i signori dell’ordine e della casualità e manifestano la Maestà di Dio. Sono raffigurati mentre tengono in mano un globo o uno scettro in segno di autorità.

8) Arcangeli: sono sette schiere, di cui tre maggiori e quattro minori. Attraverso essi opera lo “Spirito Santo”. Questi i loro nomi:

a. Arcangeli maggiori: MichaelGabriel, Raphael.

b. Arcangeli minori: Anael, Cassiel, Sachiel, Samael, Uriele.

9) Angeli: sono i custodi delle persone e delle cose fisiche. Gli Angeli sono intelligenze pure, mentre l’uomo si stabilisce un fine e lavora per raggiungere il suo scopogli Angeli fanno parte del ritmo e del suo movimento.


ARCHETIPE

SASSI IN PILA Nella vita adulta, le sollecitazioni della lotta volta al raggiungimento di obiettivi contingenti possono spegnere la creativa “voglia di scoprire”. Smettere di ricercare porta a una perdita di senso e la conquista della tristezza: la vita diventa priva dell’evoluzione di quello che Jung chiama “l’archetipo dell’individuazione”.

Ricerca intesa quindi come individuazione, definita da Jung: “Il processo per cui una persona diventa se stessa, intera e indivisibile, distinta dagli altri o dalla psicologia collettiva (pur mantenendosi in relazione con questa realtà)”. Per l’uomo, tale processo è innato quanto lo è per le piante crescere verso l’alto, in direzione della luce. Va notato che non bisogna confondere “individuazione” con individualismo, perché la prima non esclude il mondo, ma lo include.

Ogni sette anni cambiamo il codice della nostra Anima Animale e cambiamo l’Archetipo. Nelle Costellazioni Armoniche prenderemo in esame solo i primi Archetipi, poiché, se siamo rimasti bloccati nei primi tre non riusciamo ad andare verso il nostro vero Destino.

L’INNOCENTE

Il primo Archetipo da 0 a 7 anni: Siamo all’inizio del viaggio.
Siamo in presenza di questo archetipo quando ci ritroviamo a pensare che il mondo, tutto ciò che ci circonda, esiste unicamente per gratificarci. Il bambino non ha la capacità di mediare tra il proprio piacere e quello degli altri, ma dobbiamo capire che ciò che è normale nei primi anni dell’infanzia, se si mantiene come stile di vita diventa, nell’adulto, narcisismo ed egoicità esasperata. A livello mitologico, e cioè in quei racconti dove gli archetipi agiscono metaforicamente, l’Innocente è rappresentato da Adamo ed Eva prima della scacciata dal paradiso terrestre, un mito presente in tutti i sistemi religiosi, anche se con sfumature diverse.
E’ “la caduta” che scuote l’Innocente dalla sua incoscienza o inconsapevolezza primordiale.

L’ORFANO

Il secondo Archetipo dai 7 a 14 anni; in genere in questa fascia d’età si subisce un lutto importante e/o separazione. E’ l’idealista deluso, la cui caduta è tanto più dolorosa quanto più alto era l’ideale. Tale atteggiamento è presente soprattutto nell’adolescenza, quando il ragazzo scopre che i genitori in realtà non sono delle divinità onnipotenti e che non sono in grado di preservarli dalle inevitabili frustrazioni della vita.
L’Orfano si riprende dalla delusione e dalla paura, ed in questo vi è un salto di qualità e un progredire nel processo di maturazione. Per l’Innocente la vita è un paradiso, per l’Orfano è la cacciata da esso.

Il GUERRIERO

Il terzo Archetipo dai 14 ai 21 anni. Quando l’orfano comincia a confrontarsi con le difficoltà che incontra sul suo cammino, si attivizza l’archetipo del Guerriero. A questo stadio l’Io si fortifica ulteriormente, condizione necessaria per essere trasceso. Il potere del guerriero è di tipo fisico, psichico, intellettuale o spirituale. Un buon simbolo di questo tipo di Guerriero può essere rappresentato dall’eroe mitologico.

A mio parere è per questi significati che il Buddha nasce da una famiglia di Re-guerrieri ed eccelle nelle arti marziali, cui rinuncia dopo averle completamente padroneggiate. Rinunciare a qualcosa che si ha è ovviamente più efficace del rinunciare a niente. Compito del Guerriero è di ottenere affermazione di sé, fiducia, coraggio e rispetto, qualità opposte a quelle dell’Orfano, che nel Guerriero assume il ruolo di parte Ombra, negata o salvata. Infatti i diversi archetipi possono essere compresenti a qualsiasi stadio evolutivo, che assumerà dominazioni differenti secondo l’archetipo che assume maggior potere e se il fanciullo o l’orfano sono nel negativo l’Eroe potenzierà la sua Ombra e diverrà Vendicativo.

L’ANGELO

Il quarto Archetipo dai 21 ai 28 anni. Il Guerriero accede all’archetipo dell’Angelo quando sceglie di rinunciare a qualcosa non tanto perché lo vuole, ma per il bene di qualcun altro e perché per “essere nel mondo” qualche sacrificio è necessario.
La dinamica dell’Angelo è alla base di tutti i riti sacrificali. Da un punto di vista storico possiamo notare l’emergenza di questo archetipo nella Roma antica, dove da una cultura guerriera si passa a quella che introduce la pietà, come quella cristiana. L’attivizzazione di tale archetipo permette anche di trasformare l’egoismo narcisistico dell’Orfano, la capacità di rinunciare a desideri infantili, per accedere a un tipo di piacere più autentico e duraturo: questo è il significato della Rinuncia.
Spesso la parola “martirio” suscita diffidenza. Ciò è dovuto a un sano disgusto per la sofferenza e perché in qualche modo valutiamo negativamente gli pseudo-sacrifici attuati da persone che non hanno realizzato la dignità del Guerriero e che non possono accedere al mistero del sacrificio che, anche etimologicamente, dispiega la sua natura: quella del rendere sacro. Se acquisiamo questo Archetipo nell’ombra dell’Orfano e dell’Eroe entreremo nel sacrificio del MARTIRE.

Chiunque ha sviluppato una crescita Armonica sino a 28 Anni ora è pronto per il Viaggio della Vita, altrimenti è bloccato nel suo Destino Cieco.

IL VIAGGIATORE

Il quinto Archetipo dai 28 ai 35 anni. Per il Viaggiatore la vita è un’avventura. Questo viaggio può essere in paesi lontani o dentro la propria psiche, come in un processo analitico o in un percorso spirituale. Non a caso il nome sanscrito che indica il monaco buddhista significa “colui che ha abbandonato la casa”, cioè colui che, prendendo i voti monastici, lascia la propria dimora per diventare errante. Tale tradizione era presente anche in occidente, soprattutto nel medioevo.
Nei miti in cui il viaggio è esteriore, l’archetipo è rappresentato dal cow-boy, dal navigatore che parte solo per il mondo oppure, recentemente, dagli hippies che viaggiavano per l’Asia in cerca delle proprie “radici”.
Tale atteggiamento, tuttavia, può essere presente anche in colui che si dedica alla scoperta di nuove forme di pensiero: l’intellettuale libero da schemi di pensiero precostituiti. il denominatore comune delle varie forme è quello del considerarsi fuori dalle regole convenzionali.
La storia del Viaggiatore inizia quando ci si sente prigionieri di uno status quo, costretti a obbedire a false regole tradizionali, a una identità non autentica.
Una versione femminile dell’archetipo inizia il viaggio con il confronto con lo specchio, che esprime la preoccupazione del proprio aspetto e del piacere agli altri, Ostacolo al viaggio talvolta è il senso di colpa del volersi allontanare da una situazione familiare o lavorativa ben remunerativa. Tutto questo blocca il Viaggiatore sul cammino che porta alla realizzazione del proprio sé.
Questo senso di colpa regressivo è evidente in pazienti all’inizio del loro viaggio spirituale e si manifesta nello scrupolo di dover sacrificare soldi e tempo per il proprio benessere. Forse è inutile aggiungere che un miglioramento dell’Anima porterà anche il beneficio nella sua relazione con i familiari. Questo senso di colpa e di espiazione è evidente nel mito di Prometeo.
Per il Viaggiatore sarà necessario confrontarsi con la propria solitudine, fino a quel momento così dispendiosamente negata, per accedere all’esperienza che l’antipsichiatra Cooper definiva: “Una solitudine non solitaria aperta al mondo”.

Il MAGO

Sesto Archetipo dai 35 ai 42 anni. Quando nel nostro viaggio, dopo aver cominciato ad assumerci la responsabilità della nostra vita e del nostro rapporto con il mondo, ci addentriamo nel territorio del Mago, scopriamo che questi non è lo sciamano, la strega o lo stregone che pronuncia formule magiche o prepara una misteriosa pozione che farà guarire o morire una persona, vincere o perdere una guerra. Questo è il mago visto con gli occhi dell’Orfano in ombra, dell’Eroe vendicativo”. Il Mago non è altro che: IO SONO. Nel momento in cui lo scopriamo, ci convinciamo che l’universo non è qualcosa di statico, ma qualcosa in continua creazione. Tutti siamo coinvolti in questa creazione, per cui tutti noi siamo “Maghi”. Qui possiamo notare come a un simile livello archetipico vi sia la dissoluzione del dualismo io-mondo. Il Mago ritorna all’unità originaria del bambino prima della differenziazione Io-oggetto, ma in modo consapevole e soltanto dopo un lavoro svolto negli stadi precedenti. Grazie a quel lavoro si è aperto a una totale accettazione del mondo, con le sue gioie e i suoi dolori, non con la negazione della sofferenza dell’Orfano in ombra, la lotta ai fantasmi del Guerriero o il sacrificio dell’Angelo/ Martire in ombra.

L’apprendistato del Mago è caratterizzato dalla “nominazione”, grazie alla quale egli definisce il mondo, dandogli identità. Questo processo di definizione rende possibile un’autentica relazione con il mondo. Questo è il motivo per cui nel buddhismo si dà tanta enfasi allo studio analitico dei diversi tipi di fattori mentali: se nella nostra mente sorge un sentimento di attaccamento, contempliamolo semplicemente senza confonderlo con l’Amore o la Compassione, come forse ci farebbe più piacere credere, o viceversa.
Come scrive la Pearson: Il fine dell’Eroe non è uccidere, ma nominare il drago, ristabilire la comunicazione… il nominatore è qualcuno che nomina le cose, che aiuta le cose a sapere che ci sono”….